Vediamo di rimetterci in pista dopo un'estate senza sosta e un inizio autunno decisamente impegnativo. Non perché non ci fosse niente da scrivere, ma perché gli impegni di consulenza ad agenzie, aziende e nuovi colleghi decisamente "sul pezzo", hanno prosciugato una delle cose che amo fare di più. E cioè... annoiarvi coi miei articoli lunghi e logorroici. Ma no, dai, scherzi a parte... visto che l'amico Luca Petrocchi ha organizzato questo formidabile evento a Frosinone, nel quale parteciperà anche l'altro grande amico Filippo Trocca, direi che posso svelarvi un'anticipazione su che cosa cercheremo di affrontare.
Intanto il programma completo, vi dico che lo potete trovare qui:
http://digitalmarketingtrainingday.it/programma/
E poi... vorrei soffermarmi sulle Smart Bidding. Abbiamo più volte detto in questi ultimi mesi, che AdWords sta sostanzialmente abbandonando il sistema di asta (bidding) tradizionale, che si basa sul concetto di CPC. Il costo per clic, infatti sta diventando la chiave di insuccesso e la croce (e per niente delizia) di quegli inserzionisti che hanno sempre pensato ad AdWords come a un articolato sistema di simil-SEO. In realtà, lo sappiamo bene, il sistema AdWords è ormai un meccanismo di AI.
Non a caso scelgo questa immagine per rappresentarlo. Perché AdWords è ancora un bambino e come tale, la sua educazione passa da chi lo utilizza. E' vero che accumula dati da tutte le campagne generando opportunità, sulla base degli interessi, [dell'utente] ma è altrettanto vero, che sa bene che quando una conversione è correttamente configurata, il suo successo in account, è praticamente scontato.
Ma quali sono gli elementi che lo rendono infallibile? Quanto pesa il budget in questo meccanismo? Possiamo pensare al budget come ai carboidrati necessari per alimentare energicamente il sistema?
Tutto questo e tanto altro, farà parte del mio intervento al DMTD17. A Frosinone il 25 novembre 2017.
Per parlare di AdWords, da consulente e contributor, passando per le docenze nei Corsi di Laurea, Master e Formazione aziendale. Forse sono la persona che stavi cercando!
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Hai bisogno del mio aiuto?
Il mio telefono: 347.5420046
La mia e-mail: testa@blubit.it
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sabato 4 novembre 2017
mercoledì 19 luglio 2017
L'ultimo Clic è davvero il male?
L'immagine mostra il "Departure". Idealmente l'inizio del viaggio... ma qui parliamo della fine. Vorrei parlare in prosa, o metterlo in musica, perché sarebbe senz'altro più poetico. Più appassionato, appassionante e romantico. Perché potremmo dire che dove c'è un traguardo, o una fine, necessariamente c'è anche un inizio.
Il nostro inizio, la partenza, è quindi il clic. Si, torniamo sulla terra, quella fatta di fango, dove ci si sporcano le mani. Ma non voglio oggi parlare di funnel. Lasciamo perdere ormai la dissertatio. Mi appassiona, ma rischiamo di volerla mettere ovunque, anche quando non ne abbiamo bisogno. Il prezzemolo sta ovunque, ma non sul gelato magari... o almeno, non in tutti. Poi c'è chi sicuramente ce lo mette.
Tra qualche giorno, mi butterò sulla prosa, vale a dire sull'inizio del viaggio. Ma ora dedichiamoci alla fine. Resto sulla metafora, l'allegoria, il racconto... insomma, non tocco il marketing. No.
Immaginiamo che a un certo punto ci svegliamo - un po' alla Lost - su un'isola, vestiti di tutto punto, sotto a una bella palma, ci giriamo e non c'è nessuno. Come contestualizziamo? Perché siamo lì?
Dobbiamo cercare indizi. Quindi cerchiamo, stavolta alla CSI (sembro Kader Cherif oggi, con le sue citazioni sui telefilm...).
Indizi. Perché sono qui? Ecco... ho buttato così tanto fumo, che adesso anche voi direte... "ma di cosa stiamo parlando?". E' esattamente questo il punto. Vi ho appena descritto, trascinandovi con me, cosa vuol dire "ultimo clic". Cosa vuol dire far lavorare AdWords in "ultimo clic".
Significa in pratica lavorare sull'arrivo, ma non sul percorso che ha portato all'arrivo, senza pensare al perché questo arrivo è accaduto. Perché siamo su quest'isola?
E sapete qual è il punto più oscuro di questo passaggio? Che il marketer stupido, pensa che poco importa se l'utente non sa perché è lì. Del resto, l'annuncio è apparso in funzione della query!
Ma il bischero, non è l'utente. Perché il marketer pirla... non considera che se l'utente non sa perché è atterato lì... non lo saprà nemmeno il marketer. E il suo modello diventa: NON replicabile.
Il nostro inizio, la partenza, è quindi il clic. Si, torniamo sulla terra, quella fatta di fango, dove ci si sporcano le mani. Ma non voglio oggi parlare di funnel. Lasciamo perdere ormai la dissertatio. Mi appassiona, ma rischiamo di volerla mettere ovunque, anche quando non ne abbiamo bisogno. Il prezzemolo sta ovunque, ma non sul gelato magari... o almeno, non in tutti. Poi c'è chi sicuramente ce lo mette.
Tra qualche giorno, mi butterò sulla prosa, vale a dire sull'inizio del viaggio. Ma ora dedichiamoci alla fine. Resto sulla metafora, l'allegoria, il racconto... insomma, non tocco il marketing. No.
Immaginiamo che a un certo punto ci svegliamo - un po' alla Lost - su un'isola, vestiti di tutto punto, sotto a una bella palma, ci giriamo e non c'è nessuno. Come contestualizziamo? Perché siamo lì?
Dobbiamo cercare indizi. Quindi cerchiamo, stavolta alla CSI (sembro Kader Cherif oggi, con le sue citazioni sui telefilm...).
Indizi. Perché sono qui? Ecco... ho buttato così tanto fumo, che adesso anche voi direte... "ma di cosa stiamo parlando?". E' esattamente questo il punto. Vi ho appena descritto, trascinandovi con me, cosa vuol dire "ultimo clic". Cosa vuol dire far lavorare AdWords in "ultimo clic".
Significa in pratica lavorare sull'arrivo, ma non sul percorso che ha portato all'arrivo, senza pensare al perché questo arrivo è accaduto. Perché siamo su quest'isola?
E sapete qual è il punto più oscuro di questo passaggio? Che il marketer stupido, pensa che poco importa se l'utente non sa perché è lì. Del resto, l'annuncio è apparso in funzione della query!
Ma il bischero, non è l'utente. Perché il marketer pirla... non considera che se l'utente non sa perché è atterato lì... non lo saprà nemmeno il marketer. E il suo modello diventa: NON replicabile.
martedì 6 giugno 2017
Modello di Attribuzione Svalorizzazione Temporale
Svalorizzazione temporale, conosciuto anche come “time decay”, è un modello di attribuzione apparentemente semplice, ma che annida al suo interno una particolare criticità.
Come abbiamo visto per il modello “in base alla posizione”, i “nuovi” modelli di attribuzione - dove per nuovo intendo dire importabile nella conversione stessa e quindi usabile per migliorare l’esperienza di conversione del cliente - assegna un diverso valore alla conversione, sulla base del numero dei clic che compongono il percorso.
Adesso, quello che abbiamo però imparato nel modello "in base ai dati", è che il sistema tiene sempre due elementi fissi nel suo percorso, vale a dire l’alfa e l’omega della conversione, l’inizio e la fine del percorso. Quindi sancisce che il clic finale - ormai molto spesso brandizzato, come abbiamo detto in varie sedi - sia in simbiosi costante con il primo clic, quello che innesca il percorso. Questo tipo di azione, comporta che alfa e omega, ottengono complessivamente un punteggio di 0.80 sulla conversione, mentre i restanti valori, di 0.20, vengono spalmati sugli altri clic.
Immaginiamo quindi una scala, dove lo scalino più in alto prende il punteggio maggiore e via via che scendiamo, gli scalini hanno un punteggio sempre minore.
Ma perché si dice “temporale”? Il discorso è estremamente semplice e si riferisce a un ciclo vitale di conversione, definito “emivita” della durata di 7 giorni. Ciò significa che non solo la posizione del clic, determina il punteggio in decimi (o centesimi, dipende da come lo contate) della conversione, ma questo viene ulteriormente svalutato dal tempo.
Questo significa che se uno o più clic che hanno determinato la conversione, sono stati fatti fuori dall’emivita e quindi 8 giorni prima della conversione, questi prenderanno metà del credito che otterranno invece i clic a ridosso.
Questo tipo di modello, viene definito da Google, come “conservativo”. Il motivo è molto semplice, in pratica non differisce molto dal modello “ultimo clic”, soprattutto se il percorso di conversione è lungo. Il sistema non analizza troppo quanto succede nella parte alta della ricerca (o del funnel), ma si dedica maggiormente al percorso finale.
Come abbiamo visto per il modello “in base alla posizione”, i “nuovi” modelli di attribuzione - dove per nuovo intendo dire importabile nella conversione stessa e quindi usabile per migliorare l’esperienza di conversione del cliente - assegna un diverso valore alla conversione, sulla base del numero dei clic che compongono il percorso.
Adesso, quello che abbiamo però imparato nel modello "in base ai dati", è che il sistema tiene sempre due elementi fissi nel suo percorso, vale a dire l’alfa e l’omega della conversione, l’inizio e la fine del percorso. Quindi sancisce che il clic finale - ormai molto spesso brandizzato, come abbiamo detto in varie sedi - sia in simbiosi costante con il primo clic, quello che innesca il percorso. Questo tipo di azione, comporta che alfa e omega, ottengono complessivamente un punteggio di 0.80 sulla conversione, mentre i restanti valori, di 0.20, vengono spalmati sugli altri clic.
Il Modello Time Decay
Il modello time decay, invece, recuperando il termine “svalorizzazione”, parte proprio dalla poca importanza che sia dà al clic, a prescindere dalla sua posizione nel percorso, ma basandosi essenzialmente sulla distanza dalla conversione.
Immaginiamo quindi una scala, dove lo scalino più in alto prende il punteggio maggiore e via via che scendiamo, gli scalini hanno un punteggio sempre minore.
Ma perché si dice “temporale”? Il discorso è estremamente semplice e si riferisce a un ciclo vitale di conversione, definito “emivita” della durata di 7 giorni. Ciò significa che non solo la posizione del clic, determina il punteggio in decimi (o centesimi, dipende da come lo contate) della conversione, ma questo viene ulteriormente svalutato dal tempo.
Questo significa che se uno o più clic che hanno determinato la conversione, sono stati fatti fuori dall’emivita e quindi 8 giorni prima della conversione, questi prenderanno metà del credito che otterranno invece i clic a ridosso.
Questo tipo di modello, viene definito da Google, come “conservativo”. Il motivo è molto semplice, in pratica non differisce molto dal modello “ultimo clic”, soprattutto se il percorso di conversione è lungo. Il sistema non analizza troppo quanto succede nella parte alta della ricerca (o del funnel), ma si dedica maggiormente al percorso finale.
lunedì 8 maggio 2017
Modello di Attribuzione in Base alla Posizione
Abbiamo più volte detto, in queste ultime settimane, che una delle evoluzioni più "critiche" di AdWords, è la possibilità di modificare il modello di attribuzione. Fino a qualche tempo fa, era possibile visualizzare i dati derivanti dai diversi modelli, esclusivamente col sistema alla Google Analytics, visualizzando cioè il comportamento delle particelle dell'account, durante il percorso di conversione. Evidentemente, tale analisi, risultava comunque sterile. Vero che l'importazione delle colonne relative agli assist clic e alle impression, con successiva conversione, spostava l'attenzione sui benefici di determinati termini, ma in concreto, nulla più. Solo una semplice visualizzazione e la scoperta delle opportunità.
Tale aspetto, poteva naturalmente essere visto dalle strategie di smart bidding (CPA target e ROAS), andando a operare dove più concretamente si potevano tramutare clic in conversioni, ma poi, resta inteso, che il comportamento di AdWords tradizionale, attribuiva tutto il credito della conversione sull'ultimo clic. Analizzando successivamente, o meglio ancora, progressivamente il funnel del marketing, si è poi concretamente evidenziata la forza della chiave di brand, nel funnel basso. In pratica, oggi più che mai, chi converte, è il nome. Ma cosa succede quando l'azienda non comprende l'importanza di investire sul proprio? Non si tratta solo di brand protection, ma di vera e propria necessità di capire che spendere due centesimi (ma anche più), sul proprio nome, evita di esporre il fianco ad altri inserzionisti, che invece si comportano - in tale contesto - come squali.
Ecco allora, che giocando coi modelli, le conversioni si frammentano e iniziamo a vedere i decimali sulla relativa colonna. Una chiave (ma anche una campagna o un gruppo), possono avere 0,40, un'altra 0,20 e via dicendo, fino alla somma che dà l'intero, l'uno.
Per ovviare a tale problema, perché il numero di ricerche potrebbe essere elevatissimo, è quindi consigliabile stare in fase alta con campagne Display, che si concentrano sull'interesse dell'utente, per andare poi a individuare il primo clic, su un gradino più basso. Magari quello dell'interesse.
Se quindi la chiave di innesco, potrebbe essere "vacanze", conviene stare in questo frammento con dei banner, profilati per interesse e poi iniziare a tallonare il prospect, quando raffina la sua ricerca, ma è ancora nella fase esplorativa. Ecco che qui, se anche siamo in una fase alta, ci auspichiamo che il prospect, abbia almeno scelto la destinazione. Se la sua ricerca si evolve da "vacanze" a "vacanze a roma", quel clic di innesco, merita veramente di vedersi attribuire un valore del 40% sull'intero.
Poi, l'ultimo 40%, sarà il nome del nostro hotel e nel mezzo, avremo una pletora (probabilmente) di altre chiavi... Ma questo sistema che opera su network diversi, è davvero utile per meglio sfruttare il modello di attribuzione in base alla posizione. Consente risparmio e ottimizza velocemente la spesa, consentendo di passare quasi subito (calma e gesso) a CPA target.
Tale aspetto, poteva naturalmente essere visto dalle strategie di smart bidding (CPA target e ROAS), andando a operare dove più concretamente si potevano tramutare clic in conversioni, ma poi, resta inteso, che il comportamento di AdWords tradizionale, attribuiva tutto il credito della conversione sull'ultimo clic. Analizzando successivamente, o meglio ancora, progressivamente il funnel del marketing, si è poi concretamente evidenziata la forza della chiave di brand, nel funnel basso. In pratica, oggi più che mai, chi converte, è il nome. Ma cosa succede quando l'azienda non comprende l'importanza di investire sul proprio? Non si tratta solo di brand protection, ma di vera e propria necessità di capire che spendere due centesimi (ma anche più), sul proprio nome, evita di esporre il fianco ad altri inserzionisti, che invece si comportano - in tale contesto - come squali.
Ecco allora, che giocando coi modelli, le conversioni si frammentano e iniziamo a vedere i decimali sulla relativa colonna. Una chiave (ma anche una campagna o un gruppo), possono avere 0,40, un'altra 0,20 e via dicendo, fino alla somma che dà l'intero, l'uno.
Il modello In Base alla Posizione
Tale modello, attribuisce la conversione a tutti i passaggi del percorso, concentrandosi in modo particolare sul primo e sull'ultimo clic. In pratica, spacchetta l'intero, dando il 40% del valore al primo clic, il 40% all'ultimo e il restante 20% ai clic intermedi. Questo è molto importante, perché l'inserzionista viene invitato a lavorare sull'innesco della conversione, che solitamente, se la campagna lavora nella fase molto alta, è tipicamente un clic di awareness. Un clic cioè, che deriva da una chiave particolarmente lontana nel percorso.
Per ovviare a tale problema, perché il numero di ricerche potrebbe essere elevatissimo, è quindi consigliabile stare in fase alta con campagne Display, che si concentrano sull'interesse dell'utente, per andare poi a individuare il primo clic, su un gradino più basso. Magari quello dell'interesse.
Se quindi la chiave di innesco, potrebbe essere "vacanze", conviene stare in questo frammento con dei banner, profilati per interesse e poi iniziare a tallonare il prospect, quando raffina la sua ricerca, ma è ancora nella fase esplorativa. Ecco che qui, se anche siamo in una fase alta, ci auspichiamo che il prospect, abbia almeno scelto la destinazione. Se la sua ricerca si evolve da "vacanze" a "vacanze a roma", quel clic di innesco, merita veramente di vedersi attribuire un valore del 40% sull'intero.
Poi, l'ultimo 40%, sarà il nome del nostro hotel e nel mezzo, avremo una pletora (probabilmente) di altre chiavi... Ma questo sistema che opera su network diversi, è davvero utile per meglio sfruttare il modello di attribuzione in base alla posizione. Consente risparmio e ottimizza velocemente la spesa, consentendo di passare quasi subito (calma e gesso) a CPA target.
sabato 22 aprile 2017
Andrea Testa, intervista Andrea Testa
Questo ultimo biennio, ha per me presentato un momento di grande esplosione professionale. Non che prima dovessi, o potessi lamentarmi, ma devo dire che dopo tanti sacrifici, sono forse giunto al miglior periodo della mia carriera professionale. Trovo anche profondamente appagante, la pletora di galloni dei quali posso fregiare la mia uniforme da pilota ribelle. Ambasciatore di Google, Top Contributor di AdWords, curatore della Collana Digital Marketing di EPC, scrittore per Hoepli - che sta per pubblicare il mio nuovo libro su AdWords - (già autore de I Segreti di Google AdWords), docente universitario per IULM, Master, corsi UPA... e poi le recenti convocazioni con IAB, Fastweb e Fondazione Cariplo (per Fastweb Digital Academy), Telethon, senza dimenticare la conferma come Academy Google, con selezione del Cardinal Path... poi, chi più ne ha, più ne metta.
Il lavoro non è tutto. Conta la passione e le persone con le quali lavori. Colleghi e clienti. Non si può essere "sulla cresta", se intorno si hanno dei bischeri... no?
Detto questo, ho raccolto un attimo le cose che ho scritto negli ultimi mesi e creato una interessante - quanto triste, perché me la faccio da solo - intervista. Di solito gli altri mi fanno domande. Stavolta, me le faccio da solo. 3 di numero. Eccole qui.
Buona lettura.
Il lavoro non è tutto. Conta la passione e le persone con le quali lavori. Colleghi e clienti. Non si può essere "sulla cresta", se intorno si hanno dei bischeri... no?
Detto questo, ho raccolto un attimo le cose che ho scritto negli ultimi mesi e creato una interessante - quanto triste, perché me la faccio da solo - intervista. Di solito gli altri mi fanno domande. Stavolta, me le faccio da solo. 3 di numero. Eccole qui.
Buona lettura.
Domanda secca. CPA o CPC?
Da questa domanda, capisco che mi conosci bene (lol). Il CPC, non è più una metrica contemporanea di AdWords. Non ha veramente senso continuare a misurare la prestazione con le dimensioni, quanto è invece opportuno spostarsi sulla performance. La sua qualità. Chiaro che questo sposta le dinamiche apprensive del cliente. Soprattutto quello che si cerca, avrà un bel colpo e noi consulenti, avremo un bel da fare per fargli capire come funziona il "nuovo" AdWords. Però, è assolutamente inopportuno continuare a misurare la quantità, derivante dal CPC. Anche perché, evidentemente, ogni utente che entra, potrebbe aver cliccato più volte sul nostro annuncio. Già pensare a un possibile CPU (costo per utente), non sarebbe sbagliato. Ma il CPA, chiamatelo costo per azione, o per acquisizione, è decisamente la metrica da analizzare oggi.Molti publisher, ritengono però, che l'awareness derivante dal numero dei clic, sia determinante per il successo degli altri mezzi di traffico.
Diciamo intanto, che molti publisher, manco sanno cosa sia l'awareness. Non sanno come funziona il funnel. Non ne hanno uno proprio e magari scimmiottano il fatiscente e anacronistico (per il mercato italiano), modello americano. Detto questo, la parte quantitativa, non si deve necessariamente basare sul numero di clic, quanto sull'esposizione del brand. In questo contesto, YouTube e GDN, sono la soluzione. Via Analytics, tra qualche tempo, ne vedremo delle belle in tal senso.Immagino che tu non possa darci anticipazioni... perciò mi sposto su un'altra questione. Qual è secondo te, la più grande novità di AdWords?
Sicuramente, non l'interfaccia grafica. Bella, ma è un dettaglio. L'importanza contemporanea di AdWords è sul modello predittivo. Ormai tutti hanno in bocca il concetto di "programmatic marketing", ma sono pochi i sistemi che realmente fanno funzionare il PM, come si deve. AdWords, grazie al cambio del modello di attribuzione, corre decisamente in questo senso. Ecco. Proprio il modello di attribuzione, è la chiave di volta dell'AdWords che verrà. Partite sempre con un modello di attribuzione diverso dal "last clic", suggerisco il modello "in base alla posizione" e cambiate quello attuale. Il sistema impiegherà una trentina di giorni per tararsi... ma poi mi racconterete i risultati.
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sabato 8 aprile 2017
Il Reale Valore di ogni Conversione su AdWords
Nel precedente articolo, dedicato alla configurazione delle colonne personalizzate AdWords, abbiamo visto come fare per vedere immediatamente il numero di conversioni con uno specifico nome, senza necessità di visualizzare l'aggregato "tutte le conversioni".
Oggetto di questo articolo, è invece capire che il valore di conversione che viene visualizzato a video, si riferisce chiaramente a tutte le conversioni aggregate e che quindi, il costo conversione, si ottiene attraverso il calcolo COSTO / CONVERSIONI.
Quindi, tutta la spesa, fratto tutte le conversioni in colonne.
Senza andare nel fantascientifico, vediamo quindi come fare per vedere il costo effettivo della conversione che ci interessa, sviluppato sul costo sostenuto.
Bisogna fare una doverosa precisazione. Nel percorso di acquisto e/o conversione, è impossibile determinare quale clic ha determinato la specifica conversione intermedia. Possiamo sapere sicuramente quale è il clic che ha prodotto una conversione, ma in caso di più conversioni aggregate, non è chiaramente possibile immaginare quale clic intermedio, ha prodotto quale conversione.
Sappiamo solo che un clic, può essere stato un assist di conversione, ma non di quale conversione, se queste sono più di una.
A tal proposito, il sistema più semplice, è appunto quello di dividere tutto il costo, per tutte le conversioni, semplicemente segmentando.
Richiamando quindi il pulsante "segmenta", scegliamo "conversioni" e poi "nome conversione". In questo modo, la tabella si aprirà a ventaglio, mostrando il costo relativo della specifica conversione divisa per tutto il costo sostenuto.
Molto spesso, su AdWords, la risposta che sembra più complessa da ottenere, è decisamente a portata di mano!
Oggetto di questo articolo, è invece capire che il valore di conversione che viene visualizzato a video, si riferisce chiaramente a tutte le conversioni aggregate e che quindi, il costo conversione, si ottiene attraverso il calcolo COSTO / CONVERSIONI.
Quindi, tutta la spesa, fratto tutte le conversioni in colonne.
Senza andare nel fantascientifico, vediamo quindi come fare per vedere il costo effettivo della conversione che ci interessa, sviluppato sul costo sostenuto.
Bisogna fare una doverosa precisazione. Nel percorso di acquisto e/o conversione, è impossibile determinare quale clic ha determinato la specifica conversione intermedia. Possiamo sapere sicuramente quale è il clic che ha prodotto una conversione, ma in caso di più conversioni aggregate, non è chiaramente possibile immaginare quale clic intermedio, ha prodotto quale conversione.
Sappiamo solo che un clic, può essere stato un assist di conversione, ma non di quale conversione, se queste sono più di una.
A tal proposito, il sistema più semplice, è appunto quello di dividere tutto il costo, per tutte le conversioni, semplicemente segmentando.
Richiamando quindi il pulsante "segmenta", scegliamo "conversioni" e poi "nome conversione". In questo modo, la tabella si aprirà a ventaglio, mostrando il costo relativo della specifica conversione divisa per tutto il costo sostenuto.
Molto spesso, su AdWords, la risposta che sembra più complessa da ottenere, è decisamente a portata di mano!
mercoledì 29 marzo 2017
Vuoi vedere tutte le Conversioni su AdWords?
Visto che siamo vicini alla Pasqua, stavo cercando qualche foto evocativa, da poter usare per uno dei soliti articoli a tema... quelli stagionali. Un po' come fa il telegiornale, quando fa caldo, o quando cambia l'ora. Poi mi sono annoiato da solo, ancora prima di scrivere... però ormai la foto l'avevo trovata.
Guardando la foto, mi è venuta un'illuminazione. Folgorato, ho visto queste cose tutte uguali una accanto all'altra, ma di colori diversi. Allora ho pensato alle conversioni. Si... sono messo parecchio male, lo so... però, almeno, quello che andrò a scrivere, sarà utile a qualcuno.
La scorsa settimana, vi è piaciuto molto l'articolo sulla colonna ROAS, allora, riparto dalle colonne personalizzate. Sappiamo che quando una conversione viene inserita su AdWords, abbiamo la facoltà di inserirla, o meno, in colonne. Questo significa che il suo conteggio, partecipa al calcolo delle conversioni ottenute. Il fatto che sia presente in colonne, però, è anche indice del fatto che tale conversione, potrà essere usata da AdWords, per le sue strategie di offerta.
Sia che la conversione sia in colonne, che non lo sia, è sempre possibile vedere quante ne sono state fatte, andando a spacchettare per i segmenti > nome conversione.
Ma se io voglio vederle sempre a video?
Niente di più facile. Entriamo nel menù colonne, poi "modifica colonne" e scorrendo verso il basso, selezioniamo le colonne personalizzate.
La metrica da recuperare è "Conversioni". Cliccando poi sulla freccettina, scegliere "Nome conversione" e selezionare il nome della conversione che ci interessa.
Importarla in colonne e salvare.
Il risultato che si ottiene, è quello mostrato qua sotto, dove ho aggiunto la colonna "Acquisti", che rappresenta semplicemente il netto di conversioni totali, presi solo gli Acquisti.
Ci sono però alcune cose da considerare e che sicuramente vi salteranno all'occhio guardando il segmento di tabella qui sopra. Per esempio, il costo conversione e il tasso di conversione... per non parlare del ROAS... su cosa vengono calcolate?
Ma su tutte le conversioni! Compito quindi dei prossimi articoli, sarà quello di spiegare come segmentare al massimo, per capire il costo di ogni singola conversione e il relativo proprio ROAS.
Guardando la foto, mi è venuta un'illuminazione. Folgorato, ho visto queste cose tutte uguali una accanto all'altra, ma di colori diversi. Allora ho pensato alle conversioni. Si... sono messo parecchio male, lo so... però, almeno, quello che andrò a scrivere, sarà utile a qualcuno.
La scorsa settimana, vi è piaciuto molto l'articolo sulla colonna ROAS, allora, riparto dalle colonne personalizzate. Sappiamo che quando una conversione viene inserita su AdWords, abbiamo la facoltà di inserirla, o meno, in colonne. Questo significa che il suo conteggio, partecipa al calcolo delle conversioni ottenute. Il fatto che sia presente in colonne, però, è anche indice del fatto che tale conversione, potrà essere usata da AdWords, per le sue strategie di offerta.
Sia che la conversione sia in colonne, che non lo sia, è sempre possibile vedere quante ne sono state fatte, andando a spacchettare per i segmenti > nome conversione.
Ma se io voglio vederle sempre a video?
Niente di più facile. Entriamo nel menù colonne, poi "modifica colonne" e scorrendo verso il basso, selezioniamo le colonne personalizzate.
La metrica da recuperare è "Conversioni". Cliccando poi sulla freccettina, scegliere "Nome conversione" e selezionare il nome della conversione che ci interessa.
Importarla in colonne e salvare.
Il risultato che si ottiene, è quello mostrato qua sotto, dove ho aggiunto la colonna "Acquisti", che rappresenta semplicemente il netto di conversioni totali, presi solo gli Acquisti.
Ci sono però alcune cose da considerare e che sicuramente vi salteranno all'occhio guardando il segmento di tabella qui sopra. Per esempio, il costo conversione e il tasso di conversione... per non parlare del ROAS... su cosa vengono calcolate?
Ma su tutte le conversioni! Compito quindi dei prossimi articoli, sarà quello di spiegare come segmentare al massimo, per capire il costo di ogni singola conversione e il relativo proprio ROAS.
lunedì 20 marzo 2017
Creare la colonna ROAS su AdWords
Se siete abituati a lavorare in termini di ROAS, AdWords, saprete benissimo che ha una specifica strategia, che è il ritorno sulla spesa pubblicitaria target. Alias ROAS, o “Return on Advertising Spending”. Sappiamo bene, che il ROAS, misura esclusivamente il valore del transato, rispetto al solo costo pubblicitario investito. Non prende quindi in considerazione quelle che sono le spese di produzione. Non si tratta quindi di ROI, cioè del ritorno sull’investimento.
Il ROAS, ha un calcolo semplice che si basa su (Valore / Costo) * 100 = ROAS e diventa quindi positivo, solo se il valore è superiore al 100% dell’investimento.
Quando però, andiamo a verificare il ROAS su AdWords, ci accorgiamo che la colonna di misurazione non è presente, ma è invece attiva la specifica colonna su Analytics. Se vogliamo analizzare una parvenza di ROAS su AdWords, possiamo però richiamare una colonna dal menù conversioni e che prende il nome di “Valore tutte le conv./costo”.
Citando la guida, questa conversione mostra:
Non quindi il ROAS, ma il numero di volte che il valore supera la spesa. Simile, ma non di ROAS si tratta, che invece ha il bisogno di esprimersi in termini percentuali, soprattutto se poi vogliamo passare a strategia a ROAS. Per vedere quindi il reale ROAS di una campagna AdWords e direttamente su AdWords, abbiamo due modi. Entrambi passano dalle colonne personalizzate.
Da colonne > modifica colonne, si scorre verso il basso e si richiama “Colonne personalizzate”. Poi “+ Colonne”. Qui si esegue la seguente formula:
(Valore tutte le conv. / Costo) x 100 e si chiede di esprimere il valore in Numero (123). In questo modo, la colonna, dopo essere salvata, mostrerà il numero espresso come valore numerico e andrà valutato come valore percentuale. 110, si legge quindi 110%.
L’altra versione è invece l’inserimento della sola formula:
Valore tutte le conv. / Costo e chiedendo ad AdWords di usare un numero percentuale come risultato.
In questo modo, una volta importata, la colonna mostrerà lo stesso valore di prima, ma applicando anche la percentuale.
Due sistemi semplici, per avere a video il vostro reale ROAS.
Il ROAS, ha un calcolo semplice che si basa su (Valore / Costo) * 100 = ROAS e diventa quindi positivo, solo se il valore è superiore al 100% dell’investimento.
Quando però, andiamo a verificare il ROAS su AdWords, ci accorgiamo che la colonna di misurazione non è presente, ma è invece attiva la specifica colonna su Analytics. Se vogliamo analizzare una parvenza di ROAS su AdWords, possiamo però richiamare una colonna dal menù conversioni e che prende il nome di “Valore tutte le conv./costo”.
Citando la guida, questa conversione mostra:
“Costo/valore di tutte le conv. rappresenta il valore di tutte le conversioni diviso per il costo totale di tutte le interazioni (come clic su annunci di testo o visualizzazioni di annunci video).
Perché utilizzarlo: se misuri il valore delle tue conversioni, il ritorno sull'investimento per "Tutte le conversioni" sarà mostrato qui.”
Non quindi il ROAS, ma il numero di volte che il valore supera la spesa. Simile, ma non di ROAS si tratta, che invece ha il bisogno di esprimersi in termini percentuali, soprattutto se poi vogliamo passare a strategia a ROAS. Per vedere quindi il reale ROAS di una campagna AdWords e direttamente su AdWords, abbiamo due modi. Entrambi passano dalle colonne personalizzate.
Da colonne > modifica colonne, si scorre verso il basso e si richiama “Colonne personalizzate”. Poi “+ Colonne”. Qui si esegue la seguente formula:
(Valore tutte le conv. / Costo) x 100 e si chiede di esprimere il valore in Numero (123). In questo modo, la colonna, dopo essere salvata, mostrerà il numero espresso come valore numerico e andrà valutato come valore percentuale. 110, si legge quindi 110%.
L’altra versione è invece l’inserimento della sola formula:
Valore tutte le conv. / Costo e chiedendo ad AdWords di usare un numero percentuale come risultato.
In questo modo, una volta importata, la colonna mostrerà lo stesso valore di prima, ma applicando anche la percentuale.
Due sistemi semplici, per avere a video il vostro reale ROAS.
mercoledì 15 marzo 2017
Limitata dal budget? Cui prodest?
Già... cui prodest? Bisogna fare molta attenzione alla limitazione di budget. Quello che noto, è che nessuno ci capisce niente. Neanche tra i cosiddetti esperti. Si, vero, contesterete a me che mi sento l'unico interprete della verità e della fantastica scienza (in me infusa) che il folletto di AdWords mi ha siringato dritto, dritto sulla chiappa destra!
Ma no... io vi do' il mio punto di vista... poi il fatto che tale punto di vista, è sempre quello che vi cambia la vita, vedetelo voi.
Allora. Intanto c'è da dire una cosa sulla quota visibilità e insisto su tale aspetto, perché è concreto. Quindi reale e quindi, va preso in considerazione.
La quota visibilità indica la mancata esposizione rispetto alle aste per le quali potete partecipare. Questo significa, fate attenzione, che quasi sempre, all'aumento del CTR, la quota impression si riduce. Calcolino a prova di controbattuta:
Budget 10€, CPC medio 1€, clic = 10. CTR 10%, impression = 100.
Volume di ricerca per la chiave = 100. Quota visibilità? 100%.
Bene... adesso immaginate di diventare così bravi, da portare il CTR al 20%.
Vediamo come cambia il calcolo di cui sopra:
Budget 10€, CPC medio 1€, clic = 10. CTR 20%, impression = 50.
Volume di ricerca per la chiave = 100. Quota visibilità? 50%.
Bene... inutile obiettare che il sistema calcola l'asta sul budget, o il CTR. La calcola sulle opportunità mancate, quindi la vostra quota visibilità cala. Vero, vero... che alzandosi il CTR, il CPC tenderà a diminuire, ma di fatto, la quota calerà [comunque].
Ora, in questo caso, quale sarà il messaggio che restituisce AdWords? Limitata dal budget. Ma per? Già, clic e impression probabilmente. Ed è qui l'a chi giova. Perché quello che dovete fare, è spostarvi ancora sulla colonna legata alla quota impression e capire se ha problemi di ranking, o di budget. Se la limitazione di budget è dovuta al ranking, avrete un altro problema. Il ranking in quel caso, si basa sulla formula di AdWords:
P1 = B2 * Q2 / Q1
Quindi, se alzate il vostro CPC per alzare il ranking, ridurrete ulteriormente la quota visibilità per budget. Chiaro? No? E allora andate ad ascoltare i maghi... perché vuol dire che fino a questo momento avete letto Topolino, mentre in realtà era meglio leggere Jules Verne.
Se invece è chiaro - o non è chiaro per colpa mia - scrivete sotto nei commenti e sarò ben felice di rispondere! Del resto anche io, talvolta (sempre) mi faccio le mie pippe mentali.
Ora torniamo alla limitazione di budget e chiudiamo l'articolo. Stanti tutti i calcoli della terra, cercate di capire se quando vi chiede budget, lo fa per conversioni o meno. Se ve lo chiede per clic e impression... davvero conta poco. Se inizia a chiedervelo per conversioni, allora dateglielo.
Questa, grazie al cielo, non è fantascienza.
Vi aspetto nei commenti (oggi ho bevuto troppo caffè).
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mercoledì 8 marzo 2017
Evolviti amico mio... AdWords non è un orsacchiotto
Già, perché se ancora ti stai ostinando a guardare AdWords come 20 giorni fa, vuol dire che sei ancora all'età della pietra. Non dirmi che non hai notato che AdWords sta cambiando. Non dirmi che tu, un appassionato lettore della chirurgica e aliena letteratura americana, non ti sei evoluto - come invece ha fatto AdWords - e sei sempre lì che ti leggi le porcherie di oltreoceano.
Mentre io ho adeguato i motori, la benzina e prima di tutto - proattivamente - il cervello, tu sei ancora lì che ragioni di CPC? Allora non hai capito niente.
CPC, alias costo per clic. Ma davvero sei ancora fermo a farti le pippe su quanto ti costa un clic? Davvero felice di sapere che il tuo CPC si sta abbassando? Ancora inchiodato alle richieste di budget di AdWords, che dice che una campagna è limitata dal budget e se gliene dai ancora, lui ti porta clic e impression?
Davvero è importante avere campagne con CPC a 0,01€? Perché mi chiami per chiedermi quale è il mio CPC? Perché scrivi nei forum quale è il vostro CPC?
Ma perché non prendi tutto quello che conosci e non lo schianti nel cestino?
Evolviti amico mio. Ma tra me che ti faccio pagare un clic 2€ e tu che lo fai pagare 0,20€... hai capito quale è la differenza? Certo... tu porti 10 clic e io 1 allo stesso prezzo.
Ma come mai io faccio fare "n" conversioni e tu "nx0"?
Ma perché come ti dicevo, ti devi evolvere. Inizia a guardare il CPA, o il costo per conversione.
Se la formula sopra diventa... CPC 2€ = CPA 20€ e CPC 0,20€ = CPA 200€... chi vince?
Ci aggiorniamo... scriverò molto su questo.
Andrea
Mentre io ho adeguato i motori, la benzina e prima di tutto - proattivamente - il cervello, tu sei ancora lì che ragioni di CPC? Allora non hai capito niente.
CPC, alias costo per clic. Ma davvero sei ancora fermo a farti le pippe su quanto ti costa un clic? Davvero felice di sapere che il tuo CPC si sta abbassando? Ancora inchiodato alle richieste di budget di AdWords, che dice che una campagna è limitata dal budget e se gliene dai ancora, lui ti porta clic e impression?
Davvero è importante avere campagne con CPC a 0,01€? Perché mi chiami per chiedermi quale è il mio CPC? Perché scrivi nei forum quale è il vostro CPC?
Ma perché non prendi tutto quello che conosci e non lo schianti nel cestino?
Evolviti amico mio. Ma tra me che ti faccio pagare un clic 2€ e tu che lo fai pagare 0,20€... hai capito quale è la differenza? Certo... tu porti 10 clic e io 1 allo stesso prezzo.
Ma come mai io faccio fare "n" conversioni e tu "nx0"?
Ma perché come ti dicevo, ti devi evolvere. Inizia a guardare il CPA, o il costo per conversione.
Se la formula sopra diventa... CPC 2€ = CPA 20€ e CPC 0,20€ = CPA 200€... chi vince?
Ci aggiorniamo... scriverò molto su questo.
Andrea
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giovedì 23 febbraio 2017
Sessioni di ritorno grazie alle Display
Molto spesso ci troviamo di fronte al "dilemma Display". Le Display sono di fatto un dilemma per definizione, ma come avrete letto su molti articoli della Community degli inserzionisti Google e soprattutto seguendo la rubrica OkDisplay di Marco Biagiotti, probabilmente, qualcosa di buono, grazie alle Display, si riesce a fare.
Diciamo in realtà, che le Display, sono un panorama davvero formidabile, soprattutto se ci concentriamo nella parte alta del funnel e quindi quando ricoprono quel segmento di targetizzazione - anche proattiva - per educare il (prospect) cliente nella sua scelta.
In tale contesto, dobbiamo prendere in considerazione, in modo diverso rispetto a quanto facevamo prima, il concetto di Bounce Rate (frequenza di rimbalzo), immaginandolo non più come negativo, ma [probabilmente] necessario nella prima visita del prospect, soprattutto se questa arriva da canali "push"... sinteticamente “fuori ricerca”.
Ma se è utile dividere le campagne Display, piazzandole in un account AdWords separato, al fine di contare esattamente le conversioni che portano (visto che non possono essere tracciati gli assist di conversione "cross-platform"), come fare a capire se un utente che arriva da Display, poi torna su sito?
Possiamo creare un obiettivo, ma non è sempre possibile accedere a risorse tali da capire come strutturare un obiettivo Analytics che dica “sessioni > 1”. Allora ci viene un attimo incontro l’ingegno.
Sappiamo che una visita con Bounce, equivale a pagine viste = 1. Inseriamo allora, su Analytics, come obiettivo personalizzato “Pagine maggiore di 1”. Questo significa che la sessione dovrà essere di più di una pagina.
Una volta configurato l’obiettivo, andiamo su Conversioni > Canalizzazioni multicanale > Principali percorsi di conversione. Come fare a capire quali sono le visite Display che hanno riportato l’utente su sito? Semplice! Chiediamo al sistema di mostrare solo gli obiettivi raggiunti con 2 o più passaggi! Quindi escludiamo le visite che non hanno prodotto rimbalzo al primo accesso!
Nella tabella, compariranno i primi accessi Display, che hanno portato successivamente a una visita con navigazione! E’ un sistema davvero semplice, ma funzionale, per capire come si stanno comportando le vostre Display. E vi piaceranno di più... perché le capirete meglio.
giovedì 19 gennaio 2017
Più forza con le Estensioni di Prezzo
Il comparto delle estensioni su AdWords, ci è sempre stato presentato come un "cicciuto" metodo per ottenere più clic. Prima di tutto perché - senza tanti fronzoli e parlando chiaro - occupando più spazio, è più facile vedere l'annuncio. Secondariamente, si è pure scoperto che in qualche modo rendono più pertinente l'annuncio (se usate con criterio) e quindi garantiscono fiducia nel consumatore.
Poi quello che succede è che, srotolando le statistiche, attraverso l'opzione "segmenta", e filtrando per "questa estensione o altro", si scopre sempre che, si, il CTR sugli annunci se sono presenti le estensioni, cresce, ma poi il numero di clic sulle estensioni stesse, è bassissimo.
Mi raccomando, a tal proposito, di garantirvi sempre una certezza scientifica su tali dati. Segmentare le estensioni, aiuta a comprendere ancora più approfonditamente quanto performa il messaggio che state dando e quali sono le proprietà del vostro annuncio (e quindi della vostra comunicazione) che risultano più convincenti.
La situazione con le estensioni di prezzo però, abbiamo scoperto che cambia particolarmente.
Come si evince dall'estratto qua sopra, la differenza tra il numero di clic ottenuti dall'estensione e quello sull'annuncio, seppur diversa, garantisce un CTR entusiasmante, se rapportato a quello 0,3% che di solito ci si abitua a vedere sui sitelink per esempio.
Qui non solo vediamo tassi di clic che sarebbero invidiati anche su una Search normale, ma in alcuni casi, abbiamo anche notato una percentuale di clic superiore sull'estensione, piuttosto che sull'annuncio. Tanto più generica è la chiave usata, tanto più facile è alzare il tasso sull'estensione di prezzo.
Estensione di prezzo che risulta utile in assenza di Shopping per esempio. Nel caso specifico dell'immagine sopra mostrata, sempre per seguire l'esempio, a fronte di una ricerca in ambito immobiliare (relativa ad affitti), viene proposta la zona e il prezzo "a partire da", estratto dalle proposte dell'agenzia.
Insomma, un'estensione davvero intrigante.
Poi quello che succede è che, srotolando le statistiche, attraverso l'opzione "segmenta", e filtrando per "questa estensione o altro", si scopre sempre che, si, il CTR sugli annunci se sono presenti le estensioni, cresce, ma poi il numero di clic sulle estensioni stesse, è bassissimo.
Mi raccomando, a tal proposito, di garantirvi sempre una certezza scientifica su tali dati. Segmentare le estensioni, aiuta a comprendere ancora più approfonditamente quanto performa il messaggio che state dando e quali sono le proprietà del vostro annuncio (e quindi della vostra comunicazione) che risultano più convincenti.
La situazione con le estensioni di prezzo però, abbiamo scoperto che cambia particolarmente.
Come si evince dall'estratto qua sopra, la differenza tra il numero di clic ottenuti dall'estensione e quello sull'annuncio, seppur diversa, garantisce un CTR entusiasmante, se rapportato a quello 0,3% che di solito ci si abitua a vedere sui sitelink per esempio.
Qui non solo vediamo tassi di clic che sarebbero invidiati anche su una Search normale, ma in alcuni casi, abbiamo anche notato una percentuale di clic superiore sull'estensione, piuttosto che sull'annuncio. Tanto più generica è la chiave usata, tanto più facile è alzare il tasso sull'estensione di prezzo.
Estensione di prezzo che risulta utile in assenza di Shopping per esempio. Nel caso specifico dell'immagine sopra mostrata, sempre per seguire l'esempio, a fronte di una ricerca in ambito immobiliare (relativa ad affitti), viene proposta la zona e il prezzo "a partire da", estratto dalle proposte dell'agenzia.
Insomma, un'estensione davvero intrigante.
sabato 17 dicembre 2016
Shopping, Gruppi di Prodotti e Quota Clic
Sono un grande fan della Quota Impression. Tra l'altro è così controversa, che spesso viene raccontata in modo diverso a seconda dell'oratore che la spiega. Arrivato a questo punto, non mi sento di dire che c'è una versione migliore dell'altra. Trattandosi di una stima, credo che lasci il giusto spazio all'opinabilità anti-scientifica.
Insomma, se è una stima - ripeto - allora vale tutto e il contrario di tutto. Ma in questo contesto, credo che meriti seriamente dare spazio a un'altra voce di stima. Quella relativa alla Quota Clic.
Questa metrica, è disponibile unicamente a livello di campagne Shopping e si trova nel menù colonne del tab "Gruppi di Prodotti".
La quota di clic, indica in breve e sintetica sostanza, la quantità di clic ricevibili, facendo una tara tra impression ricevute e stimate e clic effettivi ottenuti.
Facciamo un passo indietro. La definizione (all'osso) che Google dà della Quota Impression è che questa indica il numero di impressioni raggiunte, in termini di effettiva visibilità ottenuta, tenendo di conto le aste nelle quali siamo stati competitivi o comunque possiamo guadagnarci un gettone di presenza. In sostanza, se siamo decisamente troppo lontani come qualità e offerta dal poter comparire con l'impression, allora il sistema neanche ci considera nel calcolo.
Su questa base, la quota impression è l'effettiva possibilità di raggiungere una visibilità del 100%, ma sulla base dell'alchimia che esiste tra le nostre chiavi e le query collegabili in base alla corrispondenza.
Ciò significa che se abbiamo una generica hotel, di qualità scarsa, il sistema, pur ragionando in termini di probabilità, non calcolerà un'impression mancata se non compariamo con la query campeggio.
Allora in questo contesto cosa rappresenta la quota clic? In pratica è un "giochino" attraverso il quale, adocchiando la quota impression, possiamo lavorare (ahimé direi solo sul CPC) per ottenere più clic. Per esempio... se la nostra quota impression sale, non è detto che salga la quota clic.
L'impression potrebbe metterci in posizione bassa (diciamo scomoda e/o defilata) e quindi non ci porterebbe comunque a ottenere dei clic.
Il calcolo che dobbiamo fare è quindi: sulla base di altre metriche, come il CPC benchmark e il CTR benchmark... e la quota visibilità, quanto val la pena alzare la quota clic, per fare in modo di ottenere più clic possibili dalla shopping?
La cosa mi diverte molto per un motivo importante. Provate ad attivare la colonna "conversioni con impression intermedie". Vi accorgerete che la Search solitamente fa da assist a una conversione Shopping. Quindi no clic su Search, ma clic su Shopping.
Ragionando quindi in termini di aumento di probabilità di clic tra Shopping vs Search... in pratica togliamo opportunità alla Search, per darla alla Shopping.
Attenzione... non cala il quality score, perché l'asta l'hanno vinta entrambi. Ma la scelta di cliccare su una Search piuttosto che su una Shopping, è data dal messaggio, del quale la shopping è orfana.
Insomma... ricordate che la Shopping è pur sempre un comparatore di prezzi. Né più, né meno...
La Quota Clic
Insomma, se è una stima - ripeto - allora vale tutto e il contrario di tutto. Ma in questo contesto, credo che meriti seriamente dare spazio a un'altra voce di stima. Quella relativa alla Quota Clic.
Questa metrica, è disponibile unicamente a livello di campagne Shopping e si trova nel menù colonne del tab "Gruppi di Prodotti".
La quota di clic, indica in breve e sintetica sostanza, la quantità di clic ricevibili, facendo una tara tra impression ricevute e stimate e clic effettivi ottenuti.
Facciamo un passo indietro. La definizione (all'osso) che Google dà della Quota Impression è che questa indica il numero di impressioni raggiunte, in termini di effettiva visibilità ottenuta, tenendo di conto le aste nelle quali siamo stati competitivi o comunque possiamo guadagnarci un gettone di presenza. In sostanza, se siamo decisamente troppo lontani come qualità e offerta dal poter comparire con l'impression, allora il sistema neanche ci considera nel calcolo.
Su questa base, la quota impression è l'effettiva possibilità di raggiungere una visibilità del 100%, ma sulla base dell'alchimia che esiste tra le nostre chiavi e le query collegabili in base alla corrispondenza.
Ciò significa che se abbiamo una generica hotel, di qualità scarsa, il sistema, pur ragionando in termini di probabilità, non calcolerà un'impression mancata se non compariamo con la query campeggio.
Allora in questo contesto cosa rappresenta la quota clic? In pratica è un "giochino" attraverso il quale, adocchiando la quota impression, possiamo lavorare (ahimé direi solo sul CPC) per ottenere più clic. Per esempio... se la nostra quota impression sale, non è detto che salga la quota clic.
L'impression potrebbe metterci in posizione bassa (diciamo scomoda e/o defilata) e quindi non ci porterebbe comunque a ottenere dei clic.
Il calcolo che dobbiamo fare è quindi: sulla base di altre metriche, come il CPC benchmark e il CTR benchmark... e la quota visibilità, quanto val la pena alzare la quota clic, per fare in modo di ottenere più clic possibili dalla shopping?
Conversioni con Impression Intermedie
La cosa mi diverte molto per un motivo importante. Provate ad attivare la colonna "conversioni con impression intermedie". Vi accorgerete che la Search solitamente fa da assist a una conversione Shopping. Quindi no clic su Search, ma clic su Shopping.
Ragionando quindi in termini di aumento di probabilità di clic tra Shopping vs Search... in pratica togliamo opportunità alla Search, per darla alla Shopping.
Attenzione... non cala il quality score, perché l'asta l'hanno vinta entrambi. Ma la scelta di cliccare su una Search piuttosto che su una Shopping, è data dal messaggio, del quale la shopping è orfana.
Insomma... ricordate che la Shopping è pur sempre un comparatore di prezzi. Né più, né meno...
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mercoledì 30 novembre 2016
Target demografico su AdWords, sesso ed età
Parlerò tra qualche giorno delle nuove estensioni di prezzo. Formidabili. Ma oggi mi voglio concentrare, brevemente e con qualche semplice consiglio, sull'importanza tattica dei segmenti di pubblico su Rete Ricerca AdWords.
A qualcuno sarà passato (non mi sembra che l'Insider ne abbia parlato), ma se accediamo alla scheda "Segmenti di pubblico" e filtriamo per "Dati demografici", il sistema restituirà a livello di "Vista Gruppo Annunci" o a livello "Visualizzazione account", i dati di interazione (e relative metriche) dei target intesi come sesso ed età.
Pur restando [spesso] predominanti i dati relativi ad accessi "Sconosciuti", è davvero utile vedere in che modo i nostri target (incrociabili attraverso lo strumento "Visualizza combinazioni demografiche") interagiscono - e convertono - con i nostri annunci.
La prima cosa da fare, valida "purtroppo" solo a livello di Gruppo e quindi se ne avete tanti, armatevi di pazienza, è quella di predisporre aggiustamenti dell'offerta.
Utile annichilire quasi, i target che rispondono peggio, ma davvero più utile aggiustare al rialzo (abbondate!) le offerte per quei target che rispondono meglio.
Qui ricordate la spesso dimenticata regola che si applica al CPA. Se il vostro CPA [target] è 5€, prestate attenzione al costo conversione dei vari target. Per esempio... se un target ha un costo conversione di 2,50€, raddoppiate l'offerta (alias +100%). Maggiore sarà l'aggiustamento (e l'offerta), maggiore l'esposizione. Di contro, se avete un target con costo conversione di 10€, meglio forse ridurre il CPC del 50%! Riducendo così l'esposizione.
La seconda cosa che non deve passare inosservata, è la comunicazione. Facciamo un esempio semplicemente comprensibile. Immaginiamo di avere un annuncio dedicato alle spose, per l'acquisto del loro abito dei sogni.
I clic potrebbero arrivare da ragazze o mamme (per ridurre ai minimi termini). In questo caso non sarebbe forse meglio cambiare la persona del messaggio?
Rivolgiamoci alle ragazze dicendo "il tuo abito dei sogni"... mentre alle mamme, sarà forse più opportuna la terza persona, qualcosa di simile a "regala un sogno a tua figlia".
Vero che c'è da segmentare, ripartire e via dicendo. Vero che AdWords porta sempre più alla divisione. Ma io voglio per un attimo guardare il bicchiere mezzo pieno. Dividere non vuol dire "incasinare" i report, ma ordinarli.
La politica dell'esclusione, tende a trovare chi performa meglio. Alla lunga, avremo solo due gruppi. Chi performa e chi non performa... e in tutto questo non ci vedo niente di complesso!
A qualcuno sarà passato (non mi sembra che l'Insider ne abbia parlato), ma se accediamo alla scheda "Segmenti di pubblico" e filtriamo per "Dati demografici", il sistema restituirà a livello di "Vista Gruppo Annunci" o a livello "Visualizzazione account", i dati di interazione (e relative metriche) dei target intesi come sesso ed età.
Pur restando [spesso] predominanti i dati relativi ad accessi "Sconosciuti", è davvero utile vedere in che modo i nostri target (incrociabili attraverso lo strumento "Visualizza combinazioni demografiche") interagiscono - e convertono - con i nostri annunci.
La prima cosa da fare, valida "purtroppo" solo a livello di Gruppo e quindi se ne avete tanti, armatevi di pazienza, è quella di predisporre aggiustamenti dell'offerta.
Utile annichilire quasi, i target che rispondono peggio, ma davvero più utile aggiustare al rialzo (abbondate!) le offerte per quei target che rispondono meglio.
Qui ricordate la spesso dimenticata regola che si applica al CPA. Se il vostro CPA [target] è 5€, prestate attenzione al costo conversione dei vari target. Per esempio... se un target ha un costo conversione di 2,50€, raddoppiate l'offerta (alias +100%). Maggiore sarà l'aggiustamento (e l'offerta), maggiore l'esposizione. Di contro, se avete un target con costo conversione di 10€, meglio forse ridurre il CPC del 50%! Riducendo così l'esposizione.
La seconda cosa che non deve passare inosservata, è la comunicazione. Facciamo un esempio semplicemente comprensibile. Immaginiamo di avere un annuncio dedicato alle spose, per l'acquisto del loro abito dei sogni.
I clic potrebbero arrivare da ragazze o mamme (per ridurre ai minimi termini). In questo caso non sarebbe forse meglio cambiare la persona del messaggio?
Rivolgiamoci alle ragazze dicendo "il tuo abito dei sogni"... mentre alle mamme, sarà forse più opportuna la terza persona, qualcosa di simile a "regala un sogno a tua figlia".
Vero che c'è da segmentare, ripartire e via dicendo. Vero che AdWords porta sempre più alla divisione. Ma io voglio per un attimo guardare il bicchiere mezzo pieno. Dividere non vuol dire "incasinare" i report, ma ordinarli.
La politica dell'esclusione, tende a trovare chi performa meglio. Alla lunga, avremo solo due gruppi. Chi performa e chi non performa... e in tutto questo non ci vedo niente di complesso!
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lunedì 24 ottobre 2016
Segmenti tattici e valenza del Bounce Rate
In questo contesto, continuavo a pensare al valore che assegno al Bounce Rate. Da sempre ritengo l'assenza di bounce un KPI fondamentale; ma di fatto, è altrettanto innegabile che il bounce è il frutto della moderna ricerca. Si entra, ci si guarda in giro e poi magari si torna. In un contesto del genere quale è il rimbalzo che si deve analizzare? Quello della sessione, o quello dell'utente?
Naturalmente è l'utente il nodo centrale. Oltretutto col discorso dei diversi device e via dicendo. Facciamo un esempio semplice. Dovete percorrere un'intera via per arrivare al negozio che desiderate. Mentre camminate scorgete una cosa che vi attira in una vetrina. Vi ci fermate davanti. Poi proseguite. Comprate quello che dovete nel negozio che puntavate e poi tornate nell'altro negozio, quello della vetrina, entrate e comprate.
Ecco... sulla base di questo mi è venuto in mente questo primo segmento.
Due visite un rimbalzo.
Cioè la condizione è che l'utente sia entrato in contatto due volte col nostro sito, ma che una delle due volte abbia rimbalzato.
Ma lo scenario si è improvvisamente allargato a quest'altro segmento.
L'utente è tornato varie volte. Più di una e i suoi bounce però sono stati meno di due. Volendo anche zero. Ho definito questo segmento "Ritornati con (forse) un rimbalzo".
Mi serviva allora qualcosa di certo sui rimbalzi.
E ho generato quest'altro segmento. Più di una visita, ma 1 rimbalzo. Né più, né meno.
Chiaramente la situazione doveva essere tipica di qualcosa che non portasse a compulsioni di conversione. L'ho quindi testata su campagne di lead generation, non e-commerce. E per fare il test, ho usato il classico segmento "sessioni senza rimbalzo", per capire il comportamento degli utenti con rimbalzo, rispetto alle sessioni pure con assenza di rimbalzo.
Ovunque l'ho testato, in termini di tasso di conversione, ha dato risultati simili a quelli sotto.
Tutti i tre segmenti battono le sessioni senza rimbalzo. Ripeto... ovunque.
Un tentativo di analisi, che non dovete lasciarvi scappare!
sabato 8 ottobre 2016
AdWords e il targeting (presunto) Aggressivo
Approcciandosi da neofiti alla spiegazione che la guida offre dei targeting automatici su AdWords, dal titolo "Informazioni sul targeting automatico sulla Rete Display", salta all'occhio, praticamente da subito, questa affermazione:
Proseguiamo con l'esempio. Il targeting conservativo, su chiave "penne", mostrerebbe l'annuncio anche a pennarelli, ma il targeting aggressivo, lo mostrerebbe a "pennarelli per lavagna bianca". In pratica in cerca di opportunità, se tali possono produrre conversioni.
Andiamo ancora vanti nella lettura, il targeting aggressivo raggiunge più clienti (potenziali, cioè prospect?) e il conservativo invece ne prende meno (dell'aggressivo) con l'obiettivo di mantenere un CPA ottimale e di portare più conversioni. L'aggressivo invece porta conversioni, ma "sballando" il CPA.
Quindi la guida dice chiaramente che l'aggressivo deve portare al compromesso di un costo per azione più alto.
Problema... ma come si contestualizza tale attività rispetto a due punti?
1) Siamo noi che decidiamo il budget giornaliero spendibile
2) Profilando cerchiamo di arrivare a ottimizzare ottenenedo il giusto rapporto costo/conversione
Il targeting aggressivo in pratica cosa fa invece? Porta conversioni, perché non considera il target inserito e gioco-forza, ha bisogno di più budget perché alza (quasi sicuramente) l'offerta CPA.
Ergo... la partita è sulle impression. E si ritorna a bomba. Vale a dire che contestualmente alla ricezione di conversioni, stiamo facendo branding a un costo esageratamente alto!
Evviva le contraddizioni. Consiglio? Targetizzate voi e non usate i due target automatici. O almeno usateli con cautela...
Il targeting automatico aiuta a ottimizzare il targeting sulla Rete Display, consentendo di raggiungere utenti che altrimenti resterebbero esclusi, pressoché allo stesso costo per persona e in modo automatico. Consideralo come un componente aggiuntivo, semplice ma di grande impatto, che integra il targeting da te già impostato.In tale contesto, però, proseguendo nella lettura, risulta evidente che c'è una contraddizione. In pratica, sembra che il sistema "automatico", sia interessante, quando gli obiettivi di branding non sono espliciti e comunque quando si demanda al sistema la scelta di posizionamenti e/o comunque targeting. In pratica è come dire al sistema che noi siamo interessati a un determinato profilo, ma poi è AdWords che può scegliere per noi.
Proseguiamo con l'esempio. Il targeting conservativo, su chiave "penne", mostrerebbe l'annuncio anche a pennarelli, ma il targeting aggressivo, lo mostrerebbe a "pennarelli per lavagna bianca". In pratica in cerca di opportunità, se tali possono produrre conversioni.
Andiamo ancora vanti nella lettura, il targeting aggressivo raggiunge più clienti (potenziali, cioè prospect?) e il conservativo invece ne prende meno (dell'aggressivo) con l'obiettivo di mantenere un CPA ottimale e di portare più conversioni. L'aggressivo invece porta conversioni, ma "sballando" il CPA.
Quindi la guida dice chiaramente che l'aggressivo deve portare al compromesso di un costo per azione più alto.
Problema... ma come si contestualizza tale attività rispetto a due punti?
1) Siamo noi che decidiamo il budget giornaliero spendibile
2) Profilando cerchiamo di arrivare a ottimizzare ottenenedo il giusto rapporto costo/conversione
Il targeting aggressivo in pratica cosa fa invece? Porta conversioni, perché non considera il target inserito e gioco-forza, ha bisogno di più budget perché alza (quasi sicuramente) l'offerta CPA.
Ergo... la partita è sulle impression. E si ritorna a bomba. Vale a dire che contestualmente alla ricezione di conversioni, stiamo facendo branding a un costo esageratamente alto!
Evviva le contraddizioni. Consiglio? Targetizzate voi e non usate i due target automatici. O almeno usateli con cautela...
giovedì 8 settembre 2016
Dissertatio sulle impression
Essere visibili, si. Per chi sa come ragiono, visibile significa costruire l'apparenza almeno su una base scientifica. Awareness di interesse come si suol dire (cioè come dico io). Ma esitono dei casi nei quali l'interesse può essere decisamente ampio. A quel punto, basta (ri)configurare la propria mente, affinché sia aperta a misurare metriche in modo diverso, sulla base di quanto è ampio un segmento.
Nel funnel tradizionale, l'awareness è all'inizio dell'imbuto. Ecco, immaginate che sopra a quello scalino, ne abbiamo altri 2. Dobbiamo solo trovare 3 modi per chiamare la stessa awareness.
A quale scopo? Intanto perché se lavoriamo di visibilità e aumentiamo le impression, di fatto possiamo scoprire quasi sempre in modo insindacabile, che maggiore è la nostra esposizione, maggiori sono le performance che otteniamo. Una spiegazione razionale?
Google in tempi non sospetti ha provato a dimostrare questa scienza consegnando in mano agli analisti le conversioni View-Through. Vedo, ma non clicco.
Poi se guardate i vostri rapporti, queste non ci sono praticamente mai. Vuoi perché il mondo è multi-device, vuoi perché l'esposizione è tale da farti cliccare prima o poi sul banner, vuoi perché se la conversione Display avviene come assit alla conversione Search, non viene contata... Vuoi cosa ti pare, ma poi è indimostrabile che vedere = risultato.
Eppure in assenza di grande visibilità, vi è anche calo di risultato. Non a caso The Art of SEO in una delle sue edizioni dice - se non ricordo male (punto più, punto meno) - che essere contemporaneamente visibili in organica e a pagamento, produce un aumento del 20% del tasso di clic relativo (cioè da 3%, si va al 3,6%).
Tutti dati che però, in un mondo diabolicamente collegato alla prova concreta, sembrano dare credito a chi, ereditando i parameri del vecchio mondo offline, riteneva che l'importante fosse esserci. Chi se ne infischia se poi non è misurabile. In un contesto del genere, l'awareness si misura come le arance. A peso. Più sei visibile, meglio è, e ha funzionato!
Crolla quasi completamente il concetto di awareness di interesse(?). O meglio... bene essere visibili a quegli utenti che potrebbero essere più vicini ad acquistare da noi. Ma meglio ancora ragionare al contrario. Vale a dire lavoriamo per non essere visibili a chi non comprerà mai da noi.
Lo stesso concetto, ma ribaltato.
Cioè... se vendo formaggio, voglio che chi compra il formaggio mi veda. Ma perché non potrebbe vedermi anche semplicemente a chi piace il formaggio? In realtà, basta che non mi veda un vegano... o un intollerante al lattosio... ma poi per il resto, tutti sono miei potenziali clienti. E a tutti mi voglio mostrare, configurando chiaramente diverse aspettative di risultato.
mercoledì 10 agosto 2016
Pausa e attivazione automatica degli annunci
In questo periodo, ma in generale sempre, quando si tratta di festività (o ferie), torna in auge l'annosa questione se tenere attivi (magari a budget ridotto) o mettere in pausa, gli annunci senza quindi sprecare risorse di budget.
Parleremo di questa "opportunità" in altra sede, ma nel frattempo, vorrei rispondere alla domanda: "Come mettere in pausa gli annunci e farli ripartire in modo automatico"?
Prima di tutto diciamo che non esiste un metodo unico, e a chi di voi è avvezzo all'uso degli script, consiglio di seguire qualche semplice codice che si trova anche in rete.
Questo articolo, vuole invece mostrare come procedere, a chi è alle prime armi o comunque a chi si pone spesso questa domanda (senza trovare risposta).
La risposta è nelle regole automatizzate.
In pratica la prima cosa da fare, è contrassegnare con un'etichetta, le campagne che volete stoppare. Per esempio, visto che le fermiamo nel mese di agosto, possiamo etichettarle appunto con "agosto".
A questo punto procedete in questo modo:
Automatizza > Metti in pausa le campagne quando...
Il requisito sarà semplicemente l'etichetta "agosto" e la frequenza sarà "una volta", avendo l'accortezza di selezionare la data nella quale mettere in pausa le campagne.
Adesso attenzione! Ricordate che la regola, una volta attiva, non farà ripartire automaticamente gli annunci. Quindi dovrete creare un'altra automazione.
Automatizza > Attiva le campagne quando...
Sempre usando il requisito etichetta = agosto, inserite nella frequenza la data di riattivazione.
Una raccomandazione, soprattutto quando si tratta di pausa/attivazione, abbiate l'accortezza di farvi inviare l'email dal sistema non appena la regola parte... il mancato funzionamento (per qualsiasi motivo), della regola, potrebbe causarvi problemi più o meno grandi.
Parleremo di questa "opportunità" in altra sede, ma nel frattempo, vorrei rispondere alla domanda: "Come mettere in pausa gli annunci e farli ripartire in modo automatico"?
Prima di tutto diciamo che non esiste un metodo unico, e a chi di voi è avvezzo all'uso degli script, consiglio di seguire qualche semplice codice che si trova anche in rete.
Questo articolo, vuole invece mostrare come procedere, a chi è alle prime armi o comunque a chi si pone spesso questa domanda (senza trovare risposta).
La risposta è nelle regole automatizzate.
In pratica la prima cosa da fare, è contrassegnare con un'etichetta, le campagne che volete stoppare. Per esempio, visto che le fermiamo nel mese di agosto, possiamo etichettarle appunto con "agosto".
A questo punto procedete in questo modo:
Automatizza > Metti in pausa le campagne quando...
Il requisito sarà semplicemente l'etichetta "agosto" e la frequenza sarà "una volta", avendo l'accortezza di selezionare la data nella quale mettere in pausa le campagne.
Adesso attenzione! Ricordate che la regola, una volta attiva, non farà ripartire automaticamente gli annunci. Quindi dovrete creare un'altra automazione.
Automatizza > Attiva le campagne quando...
Sempre usando il requisito etichetta = agosto, inserite nella frequenza la data di riattivazione.
Una raccomandazione, soprattutto quando si tratta di pausa/attivazione, abbiate l'accortezza di farvi inviare l'email dal sistema non appena la regola parte... il mancato funzionamento (per qualsiasi motivo), della regola, potrebbe causarvi problemi più o meno grandi.
sabato 6 agosto 2016
4 Chiacchiere sugli Annunci Dinamici
Fino a poco tempo fa, il vantaggio (visivo) di usare gli annunci dinamici, derivava dalla possibilità di avere titoli più lunghi. In realtà oggi, con i nuovi annunci di testo, questo vantaggio scompare.
Da un certo punto di vista, direi meglio... non era questo il reale valore dei dinamici. Infatti ciò che conta, in questo formato, è proprio la dinamicità delle impostazioni, derivante da questi tre elementi primari:
1. Non si scelgono parole chiave
2. E' il sistema che sceglie la landing page
3. Possono essere impostati targeting dinamici sulla base del "contenuto" del sito web.
L'idea è infatti quella di veicolare l'utente proprio sulla base del suo intento. Idealmente a stessa chiave, potrebbero corrispondere landing diverse, proprio perché l'utente ha idee diverse. Oggi potrebbe essere nella sua fase informativa, ma domani potrebbe essere pronto a comprare.
Secondo la guida di AdWords, "...gli annunci dinamici della rete di ricerca ti aiutano a colmare i vuoti delle parole chiave che non hai inserito manualmente..." il che significa che il loro obiettivo alfa, almeno per la guida - o per come sono stati concepiti - è quello di creare opportunità (in tempi non sospetti, ho parlato più volte delle differenze tra partire con un gruppo con chiavi generiche o partire con un gruppo dinamico).
In realtà, dal punto di vista della guida, questo termine di paragone non ha molto senso.
La campagna dinamica, intanto sceglie le landing, mentre se usiamo le parole chiave a corrispondenza generica, salvo artifici, dobbiamo sempre usare la stessa pagina di destinazione; ma la differenza sostanziale, è che le dinamiche nascono un po' con la pigrizia di inserire annunci, in quei siti enormi, dove se vogliamo paragonarli a uno shopping, in assenza di un feed di prodotto, lasciamo che sia AdWords a fare tutto.
Facciamo attenzione a questo passaggio della guida: "A tal fine, utilizziamo l'indice delle ricerche organiche di Google del tuo sito web per stabilire quali sono le ricerche più pertinenti ai prodotti e ai servizi offerti."
Ora questo non vuol propriamente dire che meglio è piazzato il sito sull'organica, più frequentemente verrà mostrato nelle ricerche. Il concetto è che meglio dialoga organicamente il sito con Google, più è facile che capisca cosa la pagina vuole proporre.
Tanto è vero che, usando per esempio la struttura a breadcrumb di microdati, saremo in grado di mostrare con più facilità quali sono le categorie del nostro sito. E usare le categorie è un elemento decisamente tattico per meglio sviluppare una campagna con annunci dinamici.
Insomma... dubito che con le nuove impostazione degli annunci estesi, i dinamici rimaranno così per molto, rischiano di ipo-performare (almeno sul CTR), per il momento, "godiamoceli" così, tra luci e ombre e sempre ammesso che vi (mi) piacciano.
Da un certo punto di vista, direi meglio... non era questo il reale valore dei dinamici. Infatti ciò che conta, in questo formato, è proprio la dinamicità delle impostazioni, derivante da questi tre elementi primari:
1. Non si scelgono parole chiave
2. E' il sistema che sceglie la landing page
3. Possono essere impostati targeting dinamici sulla base del "contenuto" del sito web.
L'idea è infatti quella di veicolare l'utente proprio sulla base del suo intento. Idealmente a stessa chiave, potrebbero corrispondere landing diverse, proprio perché l'utente ha idee diverse. Oggi potrebbe essere nella sua fase informativa, ma domani potrebbe essere pronto a comprare.
Secondo la guida di AdWords, "...gli annunci dinamici della rete di ricerca ti aiutano a colmare i vuoti delle parole chiave che non hai inserito manualmente..." il che significa che il loro obiettivo alfa, almeno per la guida - o per come sono stati concepiti - è quello di creare opportunità (in tempi non sospetti, ho parlato più volte delle differenze tra partire con un gruppo con chiavi generiche o partire con un gruppo dinamico).
In realtà, dal punto di vista della guida, questo termine di paragone non ha molto senso.
La campagna dinamica, intanto sceglie le landing, mentre se usiamo le parole chiave a corrispondenza generica, salvo artifici, dobbiamo sempre usare la stessa pagina di destinazione; ma la differenza sostanziale, è che le dinamiche nascono un po' con la pigrizia di inserire annunci, in quei siti enormi, dove se vogliamo paragonarli a uno shopping, in assenza di un feed di prodotto, lasciamo che sia AdWords a fare tutto.
Funzionamento degli Annunci Dinamici
Cosa è che guida quindi AdWords nel rapporto tra chiave e contenuto? Se abbiamo detto che è l'intento a influenzare la pagina di destinazione, è ovvio che sarà il contenuto del sito a offrire gli spunti. L'attenzione si sposta quindi dalla "becera" chiave di ricerca a cosa il sito può offrire alla sintesi della ricerca.Facciamo attenzione a questo passaggio della guida: "A tal fine, utilizziamo l'indice delle ricerche organiche di Google del tuo sito web per stabilire quali sono le ricerche più pertinenti ai prodotti e ai servizi offerti."
Ora questo non vuol propriamente dire che meglio è piazzato il sito sull'organica, più frequentemente verrà mostrato nelle ricerche. Il concetto è che meglio dialoga organicamente il sito con Google, più è facile che capisca cosa la pagina vuole proporre.
Tanto è vero che, usando per esempio la struttura a breadcrumb di microdati, saremo in grado di mostrare con più facilità quali sono le categorie del nostro sito. E usare le categorie è un elemento decisamente tattico per meglio sviluppare una campagna con annunci dinamici.
Insomma... dubito che con le nuove impostazione degli annunci estesi, i dinamici rimaranno così per molto, rischiano di ipo-performare (almeno sul CTR), per il momento, "godiamoceli" così, tra luci e ombre e sempre ammesso che vi (mi) piacciano.
giovedì 21 luglio 2016
eCPM su AdWords
Se siete capitati su questo articolo, è perché probabilmente avete sostenuto l’esame AdWords relativo alla rete Display e siete rimasti impallati sulla domanda (o sulle domande, a seconda della fortuna che avete avuto), sull’eCPM.
Promossi o rimandati a tra una settimana, quello che conta è che l’eCPM in realtà nell’AdWords moderno "non esiste".
O meglio… non come lo intendiamo noi, col suo calcolo e spiegazione da protocollo.
L’eCPM è una metrica fantasma di AdWords che occorre al sistema per mettere in relazione le campagne con modelli di asta diversi. CPC e vCPM appunto, su rete Display.
Poiché i due sistemi d’asta si basano su modelli diversi, AdWords nella fase iniziale (soprattutto quando il numero delle impression è ancora basso), cerca di stimare il numero di clic che verranno fatti dalla campagna a CPC, determinando quante impression verranno maturate dalla campagna.
Ora bisogna fare un attimo di attenzione.
Il CPC effettivo che la campagna sostiene, è però legato sempre e comunque alla qualità degli annunci. Le due campagne hanno obiettivi di marketing diversi. La CPC vuole traffico, la vCPM, presumibilmente, impression.
Vediamo questo esempio: una campagna a CPC, ha un CPC max di 0,25€. Ha un CTR dello 0,20% (un benchmark abbastanza frequente su campagne Display non ottimizzate).
Questo vuol dire che fa un clic ogni 500 impression.
In questo caso, con un budget di 1€ / giorno, e supponendo che la campagna faccia 4 clic al massimo di CPC, il publisher avrà:
4 clic / CTR 0,20% / 2.000 impression / importo speso 1€ / CPM 0,50€
Il CPM effettivo è quindi 0,50€… ma attenzione. Cosa succede se il clic viene pagato troppo? In questo caso, non stiamo facendo un’elevata offerta a CPM, che quindi concorre con superbia sulle vCPM. Stiamo facendo una campagna con eCPM altissimo, dovuto alla scarsa qualità dei nostri annunci!
Una cosa interessante che viene messa a disposizone dal sistema, è comunque la nuova colonna di rendimento "CPM medio". In questo modo, riusciremo a verificare la differenza di CPM tra le CPC e le vCPM.
Promossi o rimandati a tra una settimana, quello che conta è che l’eCPM in realtà nell’AdWords moderno "non esiste".
O meglio… non come lo intendiamo noi, col suo calcolo e spiegazione da protocollo.
L’eCPM è una metrica fantasma di AdWords che occorre al sistema per mettere in relazione le campagne con modelli di asta diversi. CPC e vCPM appunto, su rete Display.
Poiché i due sistemi d’asta si basano su modelli diversi, AdWords nella fase iniziale (soprattutto quando il numero delle impression è ancora basso), cerca di stimare il numero di clic che verranno fatti dalla campagna a CPC, determinando quante impression verranno maturate dalla campagna.
Ora bisogna fare un attimo di attenzione.
Il CPC effettivo che la campagna sostiene, è però legato sempre e comunque alla qualità degli annunci. Le due campagne hanno obiettivi di marketing diversi. La CPC vuole traffico, la vCPM, presumibilmente, impression.
Vediamo questo esempio: una campagna a CPC, ha un CPC max di 0,25€. Ha un CTR dello 0,20% (un benchmark abbastanza frequente su campagne Display non ottimizzate).
Questo vuol dire che fa un clic ogni 500 impression.
In questo caso, con un budget di 1€ / giorno, e supponendo che la campagna faccia 4 clic al massimo di CPC, il publisher avrà:
4 clic / CTR 0,20% / 2.000 impression / importo speso 1€ / CPM 0,50€
Il CPM effettivo è quindi 0,50€… ma attenzione. Cosa succede se il clic viene pagato troppo? In questo caso, non stiamo facendo un’elevata offerta a CPM, che quindi concorre con superbia sulle vCPM. Stiamo facendo una campagna con eCPM altissimo, dovuto alla scarsa qualità dei nostri annunci!
Una cosa interessante che viene messa a disposizone dal sistema, è comunque la nuova colonna di rendimento "CPM medio". In questo modo, riusciremo a verificare la differenza di CPM tra le CPC e le vCPM.
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